Presso l’Università di Verona, il 16–17 febbraio 2026 si è tenuto il convegno “Teaching Russian in Italy and Europe. Today” https://www.dlls.univr.it/?ent=iniziativa&id=14558
In due giornate di lavori dedicate alla didattica del russo come lingua straniera in Italia e in Europa è stata toccata un’ampia gamma di temi, fra i quali:
- metodologia e linguistica, teorica e applicata
- strumenti digitali e IA
- materiali didattici
- aspetti culturali e politici dell’insegnamento del russo
Grande attenzione si è posta al progetto PRIN 2022 PNRR delle tre università di Verona, Padova e Trento, che ha dedicato la propria ricerca alla preparazione del SyllaRus (il Sillabo della lingua russa all’Università https://www.bilingualism-matters.org/network/trento-verona/projects/syllarus) in continuità con il progetto di Sillabo del russo nella scuola secondaria superiore, coordinato dalla presidente dell’AIR Maria Chiara Pesenti (pubblicato nel 2018, presentato a Roma nel 2019):
https://www.mim.gov.it/documents/20182/2159038/Sillabo+della+lingua+russa+per+Licei.pdf
A questo proposito è intervenuta al convegno l’ispettrice del Ministero Gisella Langè, che ha saputo promuovere con il grande entusiasmo che la caratterizza le attività didattiche inerenti al Sillabo e all’insegnamento della lingua russa nel quadro delle discipline linguistiche presenti nella scuola. Langè ha fatto il punto della presenza del russo nella scuola oggi, la cui crisi è dovuta a vari fattori, in primis quello geopolitico, ma anche la percezione negativa della difficoltà della lingua e del pregiudizio culturale spesso esercitato nei confronti del paese. Il numero maggiore di cattedre è in Veneto e Lombardia, per un totale di 119 insegnanti a tempo determinato e indeterminato, 61 conversatori. In controtendenza Liguria e Sardegna. Si segnala inoltre la mancanza di finanziamenti per nuovi progetti di rinnovamento.
Sono state di particolare rilevanza le due tavole rotonde sul contesto europeo attuale in cui opera la lingua russa e sulle trasformazioni di politica linguistica dopo il 2022 (Rethinking the Russian L2 curriculum: conflict discourses around Russian after 2022, interventi in inglese da vari paesi europei) e del gruppo RIDRU sul nuovo profilo dello studente di russo (Chi è lo studente di russo oggi? Ritratto linguistico cognitivo e psicologico tra identità, emozioni e nuove sfide didattiche, in italiano). Nell’ambito di questo ultimo progetto sono stati presentati i risultati, particolarmente interessanti, di un questionario distribuito in varie università italiane. Su 259 studenti intervistati, si è rilevato che il 20% è bilingue, il 17% ha una certificazione di lingua russa, il 28% ha studiato russo prima dell’università. Per il 90% la motivazione di apprendere il russo non è cambiata dopo il periodo della pandemia, ma solo il 19% degli studenti universitari è riuscito ad andare in Russia. Gli strumenti digitali vengono usati al 70%, soprattutto per la traduzione, ma la stessa percentuale ha anche un’idea positiva dei manuali adottati per l’insegnamento del russo. Il 30% degli intervistati ha lamentato di non ricevere alcuna indicazione in aula su come usare gli strumenti digitali, o un supporto meta cognitivo e formativo sull’uso dell’AI.
Durante il convegno un’intera sessione è stata dedicata all’ambito di studio dei verbi con prefisso, ma anche i livelli di fonetica, sintassi, lessico e traduzione sono stati messi al centro dell’analisi.
L’insegnamento di questi livelli è stato proposto con metodologie innovative, ad esempio l’uso dei corpora o l’applicazione di indicazioni su come sviluppare la consapevolezza metalinguistica nell’uso dell’IA nella traduzione.
Particolarmente coinvolgente e interattiva è la stata la Poster session in entrambe le giornate. Non meno rilevante anche l’analisi dei manuali e dei materiali per l’insegnamento della letteratura e della cultura russa. Nel complesso il convegno si è rivelato un’importante occasione di scambio negli aspetti più attuali della didattica e della ricerca del russo come LS.
